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Mussolini vivo o morto


 


 


 


 


 


 


«L’uccisione di Mussolini fa parte di quegli episodi che possono accadere nella ferocia della guerra civile ma che non possiamo considerare accettabili. Un processo sarebbe stato più giusto».

Queste le parole di D’Alema. E poi, manco a dirlo, un vespaio di polemiche, indignazioni antifasciste, accuse di revisionismo, sarcasmo criptofascista e così via. Ma perché?

D’Alema ragiona con la sensibilità del 2005. E con la sensibilità del 2005 non vedo come si possano non condividere le sue parole. Ma il suo, immagino, non è solo un esercizio. Scommetto che D’Alema si sforza d'immaginare quale sarebbe stata la storia del nostro paese senza piazzale Loreto, senza la rimozione collettiva della colpa attraverso la scorciatoia dell’omicidio catartico. D’Alema immagina Mussolini alla sbarra, e con lui tutte le complicità, piccole e meno piccole, con cui la stragrande maggioranza degli Italiani accettò, quando non avallò, le sue scelte. D’Alema immagina, al posto di quel rito di vero e proprio esorcismo che fu l’esecuzione del dittatore e l’esposizione del cadavere suo e della Petacci, un altro rito, più evoluto: una psicoterapia di gruppo su larghissima scala. Tutta una nazione in analisi. Insomma, D’Alema immagina una civiltà in grado di abbandonare la magia in favore delle scienze – umane, sì – ma razionali. D’Alema immagina, ma potrei dire sogna. E a me, quel sogno, piace.

Pubblicato il 4/11/2005 alle 14.3 nella rubrica Diario.

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